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Traffico sostenibile e Zona 30: la posizione dell’AC Livorno

L’incentivo all’uso di monopattini e bici è uno strumento alternativo ma non la soluzione al problema

Data: 30/06/2020

Traffico sostenibile e Zona 30: la posizione dell’AC Livorno

E’ ormai evidente come l’attenzione all’ambiente e alla natura sia prioritaria rispetto a qualunque altro problema. E’ però anche necessario che l’attenzione non si trasformi in demonizzazione. L’inquinamento ambientale conseguente al traffico motoristico deve essere ben inquadrato nell’insieme delle cause inquinanti, e deve essere contemperato alle ormai consolidate necessità sociali.

E’ certo che l’Italia è uno dei paesi europei con il parco auto maggiormente obsoleto ma questo problema non può essere risolto tentando di eliminare la circolazione delle auto. Non è ormai più pensabile che la famiglia media possa rinunciare all’auto nell’assolvimento delle complesse attività quotidiane. E’ opportuno e fortemente consigliato che il “parco auto” sia rinnovato, necessariamente con interventi di natura pubblica, che la politica e gli imprenditori del settore devono individuare. In tal senso vi è una discussione a livello ministeriale sull’utilizzo degli aiuti comunitari, che troverebbero sostegno all’economia nella loro destinazione a favore della mobilità.

Bici e monopattini. Non è però sostenibile che la circolazione automobilistica possa essere sostituita da biciclette e monopattini. Questi sono veicoli utili e destinati a uso strettamente personale, per brevi tragitti, in condizioni meteo favorevoli e con fondo stradale ottimale. Per la loro ‘debolezza’ nella circolazione stradale, necessitano di corsie preferenziali e per la loro debolezza costituiscono grave pericolo qualora quelle corsie preferenziali non siano correttamente individuate e predisposte. Come ben si è visto nella ormai consolidata circolazione ciclistica, questi mezzi agili circolano nelle sedi stradali destinate alle auto, sui marciapiedi, contromano, utilizzando il traversamento pedonale in maniera non corretta.

In pratica si comportano, di volta in volta, come fossero pedoni, ciclisti, automobili, autobus. In realtà questi mezzi, biciclette e monopattini, sono, appunto, deboli ed espongono i loro conduttori a gravi rischi personali e per i terzi. In più costituiscono grave intralcio alla circolazione pedonale e veicolare in genere, vuoi per la leggerezza con la quale sono condotti, vuoi per la loro scarsa visibilità e udibilità. L’ACI non è contraria al loro utilizzo se il mezzo viene condotto in sicurezza, per faccio occorre un insieme di condizioni.

In sintesi è necessario che l’incentivo al loro utilizzo passi attraverso una seria e attenta legiferazione che riguardi la loro natura di veri e propri veicoli: devono essere immatricolati e targati per essere riconducibili ad un proprietario, devono essere assicurati per garantire la rifusione dei danni che possono arrecare e, soprattutto, è necessario che il codice della strada li sottoponga alla normativa riservata a tutti i veicoli. Bisogna poi che le strade siano manutenute in modo tale che questi veicoli, come anche gli scooter e le motociclette, per la loro struttura poco stabile, possano muoversi in sicurezza e questo presuppone l’eliminazione di buche e dislivelli, la rimozione di cordoli, la cura del manto stradale.

Tutti gli utenti della strada debbono e possono convivere purché ognuno abbia la consapevolezza dei propri diritti e doveri e purché il legislatore intervenga con chiarezza e responsabilità. Alla data attuale tutto questo non c’è, ma esiste il serio pericolo che i conduttori di tali veicoli incrementino la pericolosità di viaggiare e come conseguenza si riflettono su tristi numeri a incremento degli incidenti. Inoltre, ricordiamo che sarebbe necessaria l’introduzione dell'obbligo del casco per tutti i ciclisti ( e non soltanto per gli under 12, come attualmente in discussione). Sulle strade italiane muore un ciclista ogni 32 ore: l'uso del casco potrebbe ridurre in maniera drastica tali numeri impressionanti, come avvenuto nel passato con l'obbligo del casco per i motociclisti, all'inizio ferocemente avversato.

Zona 30. Un problema ulteriore è l’istituzione della zona 30 proposta anche per diminuire l’incidentalità delle zone cosiddette a rischio.

Sorge subito una riflessione: allo stato attuale, pare già difficoltoso far rispettare il limite dei 50 Km orari, quindi ci chiediamo con quale logica si possa scendere ulteriormente a 20 km orari. Il rispeto di tale soglia appare una vera e propria chimera. Eppure lo stesso Governo ha velocizzato l'iter della modifica al codice della strada per “moderare la velocità massima nei centri abitati a 30 km/h in tutte quelle aree con caratteristiche infrastrutturali che lo consentono, con eccezione delle principali arterie di scorrimento". Su proposta dell'associazione dei Comuni italiani, al fine di "tutelare e garantire la sicurezza nelle aree urbane" questo provvedimento rischia di diventare, almeno in parte, un boomerang controproducente. Anche se le arterie di grande scorrimento non vengono toccate, si tratta in ogni caso di una scelta comunque traumatica. Frenare tutti, ivi compreso il trasporto commerciale, non pare una soluzione logica.

L’ACI non è mai stato contrario alle sperimentazioni per combattere l’inquinamento atmosferico e favorire la mobilità degli utenti. Una cosa però è sperimentare, un’altra è impegnare risorse dei cittadini, con costruzioni di pavé o aeree destinate a un tipo di circolazione rispetto ad un altro. Se poi tali esperimenti non funzionano, una volta fatti gli investimenti strutturali, diventa complicato tornare indietro; o, se si fa, vi sono costi improduttivi che la cittadinanza si accolla. Quindi dobbiamo ricordare quello che è successo per i cordoli stradali, primi costruiti e poi velocemente tolti per i problemi causati in primis all’utenza debole, pedoni e ciclisti. Tutto ciò per invitare l’Amministrazione Comunale a sperimentare, limitando risorse a pochissime zone, e attendere i risultati di analisi. In ultima istanza, ci poniamo anche il problema di coloro, anziani o meno giovani, che fanno dall’auto una ragione di vita per i loro spostamenti, e non possono utilizzare altri mezzi di locomozione.

Il Presidente dell’AC Livorno

Franco Pardini