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Homepage » Camperisti » Reportage (Il racconto delle avventure passate) » Primavera in Medio Oriente 2009 (22/4 - 3/6)
22/04 Ancona – imbarco.
Abbiamo trovato senza difficoltà l’area di sosta indicata come punto d’incontro dei 20 equipaggi che parteciperanno al viaggio e provenienti da varie parti d’Italia. Alcuni già si conoscevano, avendo partecipato ad altri viaggi, per altri era la prima esperienza. Gli organizzatori ci hanno assegnato i numeri, consegnato vari gadget, materiale turistico dei paesi che visiteremo e un bell’adesivo del viaggio da applicare sui camper. Alle 14.00 ci siamo recati all’imbarco dove ci attendeva una bella nave della Minoan Lines, Olympia. Ci siamo sistemati in un ponte coperto dove abbiamo potuto usufruire anche dell’elettricità. Abbiamo cenato tutti insieme nell’elegante ristorante della nave e dormito in camper.
23/04 Da Igoumenitza a Methoni.
Ottima notte in camper, arrivo puntuale alle 9.00, alle 9 e 30 eravamo già diretti a Joannina. Ci siamo fermati per il pranzo lungo la strada che porta al Passo del Metzovo, ora in gran parte superstrada. Le montagne dell’Epiro hanno ancora le cime coperte di neve, il paesaggio in questa stagione è molto verde, spicca qua e là il rosso degli alberi di Giuda in completa fioritura. Ci siamo fermati a dormire sul lungomare di Methoni, un bel paese a sud di Salonicco.
24/04 Da Methoni (Grecia) a Takirdag (Turchia).
Oggi ci siamo fermati per la pausa pranzo sul mare, in una piccola insenatura deliziosa, di fronte all’isola di Samotracia. C’era anche un semplice ristorante sotto un pergolato, affacciato sul mare, molto romantico, dove alcuni di noi hanno pranzato. Alle 16.30 circa abbiamo lasciato la Grecia e siamo entrati in Turchia. L’espletamento delle formalità doganali ha portato via un po’ di tempo, comunque alle 18 siamo entrati in Turchia. Abbiamo attraversato una zona molto verde e con estese coltivazioni di colza gialla, che formavano un bellissimo contrasto. Ci siamo fermati per la notte in un piazzale retrostante un ristorante dove alcuni equipaggi hanno allegramente cenato.
25/04 Da Tekirdag a Seker (a sud di Ankara).
Siamo arrivati abbastanza presto a Istanbul, ma abbiamo dovuto fare un po’ di “coda” per acquistare una tessere magnetica che ci è servita per i pedaggi del ponte sul Bosforo e dell’autostrada fino ad Ankara. L’attraversamento del ponte è stato molto emozionante perché da lassù si vede un esteso panorama della città. Per arrivare ad Ankara siamo passati attraverso un bel paesaggio montanpo, sui 1500 m. di altitudine. Abbiamo presto anche la coda di un temporale e i relativi arcobaleni. Attraversata Ankara, ci siamo fermati per la notte in un’area di servizio con un piccolo ristorante, momentaneamente senza corrente elettrica. La cosa non ci ha scoraggiato e con l’aiuto di un generatore e di alcune candele abbiamo tranquillamente cenato.
26/04 Da Seker a Develi. Uchisar (Cappadocia).
Oggi i nostri capi-comitiva ci hanno fatto una bella sorpresa: poiché siamo avanti con la tabella di marcia hanno deciso di “regalarci” una giornata in Cappadocia. Siamo arrivati nella valle di Goreme e ci siamo fermati ai piedi del villaggio rupestre di Uchisar che numerosi di noi hanno visitato. Altri si sono recati a Goreme per visitare le chiese rupestri e i “camini di fata”. È stata una bellissima sosta sia per chi come noi aveva già avuto modo di visitare la Cappadocia, sia per che la visitava per la prima volta. Per proseguire il viaggio verso sud, i nostri capo-comitiva hanno scelto una strada per nulla turistica, ma che attraversa un paesaggio magnifico, ai piedi dei monti Tauri, ancora pieni di neve. Il tracciato non è dei migliori, ma né è valsa la pena. Abbiamo dormito nel cortile di una scuola in un paesino prima di Develi.
27/04 Da Develi ad Antakia (Antiochia).
Questa notte la temperatura è piuttosto scesa: infatti stamani in camper il termometro segnava 8°. Siamo ripartiti presto perché alle 8 arrivavano gli alunni della scuola che ci ha ospitato. Siamo rimasti ancora in quota ammirando un paesaggio di una bellezza incredibile. Siamo passati a circa 2000 m., attraversando piccoli e deliziosi paesi di montagna. Siamo scesi a Kozan dove ci ha accolto l’acuto profumo delle zagare: in quella zona infatti ci sono estese piantagioni di agrumi. Abbiamo proseguito diretti a Ceylan, alcuni chilometri prima, poiché era l’ora di pranzo e non trovando spazi abbastanza ampi per accoglierci tutti, abbiamo chiesto di nuovo ospitalità ad una scuola che aveva un ampio spazio esterno. Non solo ci hanno gentilmente accolto, ma alcuni genitori sono venuti ad offrirci l’ayran, la bevanda tradizionale della Turchia pastorale. Naturalmente abbiamo ricambiato offrendo anche noi alcuni doni. Abbiamo proseguito per Iskenderum e Antakia dove ci siamo fermati per la notte.
28/04 Da Antakia (Turchia) ad Aleppo (Siria) – posto di frontiera Bab El Ahwa.
Siamo ripartiti alle 7 e 30. Al confine con la Siria ci aspettava la nostra guida. Purtroppo le procedure burocratiche e la lentezza degli addetti ci hanno fatto perdere molte ore. Ci siamo consolati giocando a carte. Siamo ripartiti che era ormai buio e siamo arrivati in una specie di camping a 30 chilometri da Aleppo. Se non altro è molto tranquillo.
29/04 ALEPPO
Stamani è venuta a prenderci la nostra guida con un pullman. Siamo andati subito a visitare i resti della Basilica dedicata a San Simeone e sorta attorno alla colonna sulla quale lo stilita visse per 40 anni. È un luogo molto suggestivo e la mattina è l’ora ideale per visitarlo: era un complesso molto importante e venne distrutto in parte dalle varie invasioni che si sono succedute e in parte dai terremoti. Abbiamo notato che questa regione della Siria settentrionale è molto verde: vi sono infatti estese coltivazioni di pistacchi e la campagna è ben coltivata, segno evidente che in questa zona l’acqua non manca. Abbiamo proseguito per Aleppo: ci siamo fermati a visitare per prima la Cittadella, ovvero l’acropoli. Da lassù si vede un bellissimo panorama su tutta la città, chiamata anche la “città grigia” dal colore predominante dei suoi edifici. Abbiamo pranzato in un locale molto elegante e caratteristico, Sissi, che è situato all’interno di un’antica e importante abitazione. Sembra che il Presidente siriano quando è in vista alla città pranzi molto volentieri in questo locale. A riprova di ciò alle pareti vi sono alcune foto che lo ritraggono in una delle sale del ristorante. Si è pranzato veramente bene: per la prima volta siamo venuti a contatto con la cucina siriana che è raffinata e anche sana, direi, perché è basata sulle verdure, cucinate e servite in tanti modi diversi. Nel pomeriggio abbiamo visitato la Grande Moschea degli Omayyadi e per finire il Suk che è uno dei più importanti del Medio Oriente con i suoi 12 chilometri di estensione. Naturalmente ne abbiamo percorso un breve tratto facendo alcuni acquisti come il famoso sapone, i pistacchi e i dolci a base di pasta di mandorle e frutta secca, molto buoni. Aleppo è una grande città (2 milioni di abitanti); abbiamo notato molta bella gioventù, tante ragazze carine e sorridenti, vestite sia all’occidentale che all’araba. Nella Cittadella abbiamo incontrato numerose e rumorose scolaresche in gita scolastica.
In serata abbiamo cenato all’aperto, tutti insieme: ha cucinato la pasta Roberta, la “scopa”. I nostri organizzatori infatti hanno istituito un’usanza molto simpatica e singolare. Quando le circostanze lo consentono, a turno uno dei 20 equipaggi prepara la pasta asciutta per tutti che si mangia poi insieme. Gli organizzatori mettono a disposizione il pentolame e il fornello e chi cucina la pasta e il sugo. L’intento è quello di aiutare il gruppo a socializzare e a conoscersi meglio. Obiettivo ben presto raggiunto.
30/04 Da Aleppo a Sergiopolis (Resafa).
Giornata molto emozionante. La mattina siamo andati al Qalat (castello) di Najim proprio sul fiume Eufrate. L’incontro con questo storico fiume è stato magnifico e splendido il panormala dal castello, che venne costruito nel IV sec d.C. durante il conflitto tra i romani e i sassanidi. Fu distrutto e poi ricostruito dal figlio del Saladino. Si presenta come una fortezza in una posizione molto strategica per controllare il fiume.
Al tramonto siamo arrivati a Resafa, l’antica Sergiopolis. La visione delle mura che circondano le rovine della città rese dal sole al tramonto di un caldo color ocra ci hanno lasciato senza parole. Ci siamo accampati attorno alle rovine abbiamo cenato in un locale, una specie di bar-ristoro, dove ci hanno consentito di cucinare la nostra pasta.
01/05 Da Sergiopolis a Palmira
Stamani alle otto siamo entrati a visitare le rovine della città che fu fondata nel IX secolo a. C. dagli Assiri, cambiò nome diverse volte, fino a quando, divenuta romana, vide il martirio del soldato romano Sergio e dell’amico Bacco. Per la città, che era in fase di declino, fu una fortuna, perché cominciarono ad arrivare i pellegrini in gran numero. Vennero così costruite due basiliche: una conteneva le spoglie del santo, l’altra, più grande, faceva parte di un importante monastero. Si possono tuttora vedere i resti delle basiliche, le mura e le grandi cisterne bizantine che fornivano in media 10 litri di acqua al giorno a ciascuno dei 6000 abitanti.
Siamo ripartiti diretti a Palmira, ma Annamaria, la nostra capo-comitiva, è riuscita, non senza difficoltà, a convincere la nostra giuda ad accompagnarci in un accampamento beduino, dopo aver preso accordi con il capo tribù. E’ stata un’esperienza interessante, perché siamo venuti a contatto con persone che hanno uno stile di vita molto diverso dal nostro, anche se il loro nomadismo affascina noi camperisti. Sono infatti ancora tribù nomadi che vivono in accampamenti composti da tende rigorosamente distinte per uomini e per donne. Non si spostano però più con i cammelli, ma con grossi autocarri che trasportano animali, merci e persone. Da allevatori, sono diventati piuttosto commercianti di animali. I bambini però frequentano la scuola nei villaggi vicino agli accampamenti. Anche loro si sono incuriositi dei nostri mezzi e qualcuno è entrato nei camper. I bambini e alcune giovani donne erano veramente belli. Abbiamo lasciato indumenti e doni vari che sono stati molto graditi.
Su indicazione del capo tribù, per il ritorno abbiamo seguito un itinerario diverso che ci ha portato a dover attraversare un villaggio sperduto nel deserto. Il capo villaggio ha tentato di opporsi al nostro passaggio, adducendo come motivo che non eravamo in possesso di alcun permesso e che avremmo disturbato la preghiera del venerdì. Dopo aver a lungo discusso con la nostra guida,finalmente ci è stato concesso il permesso di transito.
Siamo giunti a Palmira che era ormai buio; per arrivare al camping abbiamo percorso una strada lastricata attraverso le rovine che di sera sono tutte illuminate in modo molto suggestivo. Il camping non è altro che il grande parcheggio di un ristorante, abbiamo però la possibilità di fare acqua, avere l’elettricità e usare i servizi, che sono molto puliti.
02/05 Palmira.
Stamani alle 8.00 siamo partiti con il pullman dal camping per le rovine. Pare sia l’ora migliore, infatti c’era una bella luce e faceva ancora frescolino. Era una città indubbiamente molto importante vista l’imponenza dei resti archeologici. È un’area più grande di Efeso e di Leptis Magna. Il colore delle pietre è di un bellissimo ocra molto caldo.
Abbiamo visitato per prima la necropoli: le tombe a torre di Jamliku, la meglio conservata. Queste tombe a torre si vedono solo in questo luogo; poi l’ipogeo dei tre fratelli ancora affrescato e con le statue dei defunti e della loro famiglia: ci hanno ricordato le tombe etrusche. Abbiamo proseguito entrando nella grande area degli scavi. Abbiamo visitato subito il tempio dedicato al dio Baal, che a Palmira chiamano Bol. Doveva essere immenso e bellissimo, sui tetti c’erano delle strutture piramidali, rivestite di bronzo dorato che brillavano al sole in modo che i pellegrini potessero vederlo da lontano.
Abbiamo proseguito la visita con il Decumano o strada colonnata, la Porta trionfale fatta costruire dall’imperatore Settimio Severo che aveva sposato una siriana, il tempio di Nabo, le terme di Diocleziano con le colonne di granito e il teatro, molto ben conservato anche se non molto ampio. Abbiamo continuato con il Senato, l’agorà e il Tetrapylon, costruito sull’incrocio tra Cardo e Decumano, con quattro basamenti contenenti quattro colonne ciascuno. Da quanto si è capito e letto c’erano statue ovunque sistemate in genere su mensole sporgenti dalle colonne. Per ultimo il tempio di Baalshamin, un dio fenicio che sovrintendeva alle piogge, una specie di Giove. L’edificio fu trasformato in una chiesa cristiana.
Nel pomeriggio abbiamo completato la visita di Palmira con il museo che è sistemato in un bell’edificio ma non ha reperti particolarmente importanti in quanto si trovano al museo di Damasco. Al tramonto con il pullman siamo andati al castello da cui si gode un bellissimo panorama della città nuova e degli scavi. Abbiamo assistito a un tramonto eccezionale. Abbiamo visto Palmira in tutte le ore del giorno, completando la giornata con la cena sotto una tenda beduina al campeggio. Ci hanno offerto un piatto tipicamente beduino: il “Mansaf”, a base di montone bollito e servito su di un letto di riso cotto con il brodo del montone stesso. Sul tutto viene versato un po’ di yogurt liquido. Ottima cena.
03/05 Da Palmira a Damasco.
Oggi è stata una giornata indimenticabile. Stamani abbiamo percorso una lunga strada nel deserto, che non è bello come i deserti africani, ma è pur sempre suggestivo. Sul lato destro della strada c’è una catena montuosa di un bel color ocra. A metà mattinata ci siamo fermati ad un Bagdad Cafè, isolato in mezzo al deserto, dove abbiamo fatto un’abbondante colazione araba. Abbiamo proseguito il viaggio e con una deviazione dalla strada principale siamo arrivati ai piedi del monastero di Mar Musa. Anche questa è stata una bellissima sosta: siamo saliti a piedi sino al monastero dove siamo stati accolti da sorella Hude, che ci ha fatto da guida. Questo monastero risale al VI secolo ed ha alcuni affreschi sia del VI che dell’XI secolo. Ora è stato restaurato e ospita una comunità fondata da un gesuita, padre Paolo, con l’intento di rafforzare il dialogo con le comunità musulmane. È stata un’esperienza molto coinvolgente.
Siamo ripartiti alla volta di Damasco, dove abbiamo trovato un traffico molto disordinato, comunque siamo entrati in campeggio verso le 17 e 30. Abbiamo trovato una comitiva di camperisti tedeschi che sono in giro da due mesi. Stasera abbiamo fatto noi la pasta al pesto. È stata una bella serata.
04/05 Da Damasco a Bosra.
Stamani in direzione Bosra, abbiamo dovuto attraversare almeno in parte Damasco. L’attraversamento è stato abbastanza difficile a causa di continue deviazioni dovute a lavori in corso. Comunque ce l’abbiamo fatta e senza danni. Con noi ora c’è una nuova guida Saman, molto preparata che doveva essere con noi fin dall’inizio, ma nella prima nostra settimana in Siria è stato occupato ad accompagnare alcuni cardinali nei luoghi Paolini, essendo quest’anno l’anno dedicato a San Paolo.
Lungo la strada abbiamo trovato molto vento, in lontananza si scorgeva anche una tempesta di sabbia. La città di Bosra è famosa per il teatro romano, uno dei meglio conservati perché durante il periodo delle Crociate, dagli arabi era stato trasformato in fortezza e questo lo ha preservato. È costruito in basalto nero, così come le case della città vecchia. Accanto al teatro ci sono i resti di un tempio dove veniva praticato il culto di Mitra. In serata il vento si è calmato; abbiamo dormito in un piazzale sotto le mura che circondano il teatro e la città vecchia.
GIORDANIA
05/05 Da Bosra (Siria) a Jarash (Giordania) – posto di frontiera Der’a.
Alla frontiera con la Giordania, espletate le formalità doganali (6 ore), abbiamo avuto una sorpresa. Con noi deve viaggiare, oltre alla guida, un poliziotto turistico, inoltre all’entrata e all’uscita di grossi centri urbani ci precederà e seguirà un’auto della polizia allo scopo di favorirci nel traffico. La polizia di Jarash ha spiegato ai nostri capo-comitiva che, essendo la nostra una delegazione ufficiale dello stato italiano, queste misure sono state adottate per evitarci contrattempi e renderci il soggiorno il più accogliente possibile.
Ci siamo sistemati per la notte in un bel parcheggio nuovo proprio vicino alle rovine di quest’importante città greco-romana che di sera sono in parte illuminate: molto suggestivi l’arco di Adriano e l’ippodromo che vediamo bene dal nostro parcheggio.
06/05 Jarash.
Abbiamo iniziato la visita alle rovine entrando dalla porta sud e subito s’incontra una bellissima piazza ellittica, dominata dagli imponenti resti del tempio di Zeus. Si prosegue la visita ai resti di tre basiliche bizantine, una delle quali con un pavimento a mosaico ben conservato. Anche il teatro sud è ben conservato tant’è che è ancora utilizzato in occasione di un’importante festival di musica, danza e folclore giordano. La parte nord comprende il tempio di Artemide, l’odeon e il ninfeo, mentre evidenti e percorribili sono il Cardo e il Decumano. Dopo la visita ci siamo fermati all’ippodromo per assistere ad uno spettacolo rievocativo del periodo romano, con corse di bighe, lotte fra gladiatori ed esercitazioni militari.
Nel pomeriggio con i camper siamo andati a visitare il castello di Ajloun, fatto costruire dal figlio di Saladino. Per arrivare al castello abbiamo attraversato una zona molto verde considerata parco naturale. La Giordania ha puntato molto sui parchi naturali, istituiti da anni e ben funzionanti.
07/05 Da Jarash al castello nel deserto di Qusayr Amrah.
Stamani siamo partiti alla volta di Aqaba attraverso un deserto piuttosto scuro perché affiora qua e là il basalto. Ci siamo fermati a visitare alcuni famosi castelli degli Omayyadi situati in pieno deserto. Il primo è stato il Qasr al-Azraq, costruito con blocchi di basalto nero come fortezza dai romani, distrutto durante le Crociate e poi ricostruito dagli arabi. In questo castello-fortezza visse Lawrence d’Arabia mentre preparava la rivolta degli arabi nei confronti dell’impero ottomano. Il secondo non è un vero castello, piuttosto una casa di caccia e di piacere per il califfo che lo costruì. Il Qusayr Amrah è importante perché vi sono ancora alcune sale, quella del trono e l’hamman affrescate nell’VIII secolo d.C. Gli affreschi rappresentano scene di caccia, animali, donne al bagno e le arti e i mestieri del tempo. L’ultimo il Qars al-Kharanah fu costruito anch’esso come casa di caccia e in seguito divenne caravanserraglio. È una poderosa costruzione ancora in ottimo stato. Al termine di quest’ultima visita, siamo ritornati al castello affrescato dove passeremo la notte. Questa sera abbiamo mangiato il risotto e alcuni ragazzi del luogo hanno poi suonato e ballato per noi.
08/08 Dal castello di Amrah ad Aqaba
Siamo ripartiti alle 7 e 30 perché per arrivare ad Aqaba si dovevano percorrere 380 km. Siamo passati nelle vicinanze dell’aeroporto di Amman dove aspettavano il Papa. In prossimità del deserto di Wadi Rum il paesaggio cambia, la sabbia diventa rosa e si vedono montagne o nere di basalto o di rocce ocra. Siamo arrivati ad Aqaba alle 16; il camping non è come intendiamo noi ma un parcheggio sulla terra battuta con la possibilità di avere l’acqua e la corrente elettrica, situato però proprio sul mare. Il tempo purtroppo non è dei migliori: quando oggi siamo arrivati il cielo era grigio e tirava un forte vento. La temperatura però è piacevole. Nel tardo pomeriggio siamo andati in città in taxi, perché il camping dista da Aqaba 12 km. C’era molta confusione perché oggi è venerdì, comunque abbiamo fatto un po’ di spesa, la frutta e la verdura costano davvero poco. Ci fermeremo qui due giorni.
09/05 Aqaba.
Anche oggi vento e cielo coperto. Stamani alcuni equipaggi con i capo-comitiva sono andati con una grossa barca con il fondo trasparente per poter ammirare il fondale e la famosa barriera corallina del Mar Rosso. Purtroppo però il tempo non era migliorato e non si è potuto vedere gran che. Nel pomeriggio il vento si é calmato e alcuni hanno potuto fare il bagno, altri hanno passeggiato lungo il litorale. Si vede molto bene il lato israeliano del Mar Rosso con la città di Eilat, ed anche la costa egiziana della penisola del Sinai.
10/05 Aqaba.
Oggi è una bella giornata di sole, il vento che persiste mitiga per fortuna la temperatura.
Nel pomeriggio siamo tornati ad Aqaba, che è una città moderna, con bei negozi e lussuosi hotel. In serata abbiamo cenato tutti insieme in un locale all’aperto dove cucinano il pesce o il pollo alla griglia per 5 dinari giordani, l’equivalente di 6 euro. Di notte si vedono molto bene la costa israeliana di Eilat, sfavillante di migliaia di luci e quella egiziana, più buia; inoltre Aqaba dista solo venti chilometri dall’Arabia Saudita.
11/05 Da Aqaba a Wadi Rum
Siamo arrivati attorno alla 10 nel deserto di Wadi Rum, dove abbiamo noleggiato alcune 4X4, in verità un po’ sgangherate, per effettuare un’escursione che è stata molto bella ed interessante. Ci hanno colpito il colore tendente al rosso della sabbia e le formazioni rocciose erose dalle intemperie e dal tempo. Le montagne del Wadi Rum hanno infatti uno zoccolo di granito grigio, poi uno strato di porfido e infine arenaria. In questa zona un tempo si trovavano delle sorgenti sotterranee molto preziose per le carovane di passaggio. Oggi, con il turismo, i carovanieri di un tempo si sono trasformati in abili conduttori di 4X4. Durante l’escursione abbiamo notato sulle rocce delle incisioni rupestri ben visibili. Nel pomeriggio siamo arrivati al campeggio, situato tra le pareti rocciose e le dune,in posizione molto suggestiva. Verso le 18 siamo saliti sulle dune per ammirare il tramonto. Alle 20 abbiamo cenato sotto una grande tenda beduina e mangiato il montone cotto in un grande recipiente sotterrato in una profonda buca contenente braci e ricoperto di sabbia. Era squisito. Allo spegnimento di tutte le luci artificiali, abbiamo potuto ammirare il cielo stellato con una stella cadente molto luminosa e godere di una splendido silenzio. Quando, verso mezzanotte, la luna piena ha illuminato l’accampamento, le rocce circostanti ed il deserto hanno assunto l’aspetto di un paesaggio lunare. Indimenticabile!
12/05 Da Wadi Rum a Petra.
A malincuore abbiamo lasciato il deserto e l’accampamento nell’anfiteatro di montagne. Abbiamo iniziato il percorso della Via dei Re che ci porterà fino ad Amman .
Per prima abbiamo visitato Siq al – Barid, ovvero la Piccola Petra, che era una specie di caravanserraglio dove i carovanieri potevano lasciare le merci e trovare alloggio. Gli edifici, come a Petra, sono scavati nella roccia e sono ancora visibili alcune sale destinate al servizio di amministrazione, le cisterne di raccolta dell’acqua e le relative canalizzazioni. Nel tardo pomeriggio ci siamo sistemati a Wadi Musa, in un’area di parcheggio dell’hotel “Al-Anbat”: abbiamo l’elettricità, bei servizi e la possibilità di cenare nel ristorante dell’hotel.
13/05 Petra.
Siamo entrati nel sito archeologico alle 8; prima di arrivare al famoso Siq, cioè la stretta gola che nasconde la città, occorre percorrere una strada asfaltata di circa 800 metri, con la possibilità, però, di servirsi di un cavallo. Il percorso del Siq è molto suggestivo: lungo le pareti rocciose si notano delle striature colorate, con colori molto vivi, a seconda dei minerali che compongono le rocce. Il Siq termina in un piazzale dove si trova uno degli edifici più importanti della città: la Tomba del Tesoro. La luce chiara del mattino illumina la costruzione imponente, che assume colorazioni tra l’ocra ed il rosato. Petra era la capitale del regno Nabateo e doveva essere una città veramente importante a giudicare dalle sue monumentali tombe, come quella degli Obelischi, di ispirazione egiziana, quella del Palazzo, posta sulla collina di al-Khubthah, quella dell’Urna, usata successivamente come chiesa dai bizantini e come tribunale in periodo islamico. Tutte queste costruzioni, compreso il teatro e le abitazioni, non sono costruite, ma scolpite nella roccia da abilissimi artigiani. Uno dei pochi edifici non scolpiti ma costruiti in muratura è il Palazzo della figlia del Faraone, probabilmente un tempio dedicato al dio dei Nabatei Dusharah. Dopo aver pranzato in uno dei ristoranti che sorgono tra le rovine, un gruppo è arrivato fino la “Monastero” di Ad-Dayr , salendo tra gole impressionanti e burroni vertiginosi su di un sentiero interrotto spesso da gradini (se ne contano 800). Vale però la pena di arrivare fin lassù, perché il “Monastero” è molto imponente e la vista che si gode, spettacolare. Si comprende qui perché Petra era inespugnabile.
Dopo cena alcuni di noi hanno assistito allo spettacolo di luci e suoni, allestito lungo tutto il percorso di accesso (oltre 2 chilometri) alla città, illuminato da candele poste in sacchetti di carta contenenti sabbia. Il tragitto va compiuto in silenziosa processione, che termina sul piazzale della Tomba del Tesoro, anch’esso illuminato. Dall’edificio è poi uscito un suono solitario di flauto che ha reso il tutto molto suggestivo.
14/05 Da Petra a Madaba.
La prima parte del percorso non è stata particolarmente interessante, ma dalla diga di Mujib in poi è tutto un saliscendi in un paesaggio lunare. Siamo riusciti a fermarci proprio sulla diga. Nel pomeriggio siamo arrivati a Madaba, una città molto importante al tempo dei Bizantini che hanno lasciato notevoli mosaici nelle varie chiese. Ne abbiamo ammirato uno molto famoso “la Mappa di Terrasanta” nella chiesa ortodossa di San Giorgio. Abbiamo parcheggiato per la notte proprio accanto alla chiesa.
15/05 da Madaba ad Amman (Monte Nebo).
Siamo arrivati abbastanza presto sul Monte Nebo dove c’erano già numerosi turisti. Abbiamo visto il memorial che ricorda la morte di Mosè in vista della valle del Giordano, che noi purtroppo non abbiamo potuto vedere per la foschia. Abbiamo però ammirato un bellissimo mosaico ritrovato intatto nella chiesa di un paesino della zona, sfuggito miracolosamente agli iconoclasti. Prima di riprendere il viaggio per Amman, ci siamo fermati a visitare una scuola di mosaico.
Nel pomeriggio siamo arrivati ad Amman e ci siamo recati subito alla Cittadella, la parte più antica della città da cui si può ammirare un bellissimo panorama su tutta la capitale, chiamata “la Città Bianca”. Delle rovine romane interessanti sono le colonne di un tempio dedicato ad Ercole, mentre del periodo Omayyade si può visitare il palazzo di un califfo recentemente restaurato da una delegazione spagnola. Molto interessante è il museo archeologico che ha dei veri tesori anche se non molto numerosi, tra cui i famosi manoscritti del Mar Morto. Dopo la chiusura della zona degli scavi, ci hanno concesso di parcheggiare per la notte proprio accanto al palazzo Omayyade con una vista sulla città di 360°. Molto bello è stato ammirare il tramonto e le prime luci della città che hanno reso il paesaggio assai suggestivo.
16/05 Da Amman a Umm Qais-Gadara.
Stamani piuttosto presto siamo ripartiti dalla Cittadella di Amman. Prima di iniziare l’autostrada ci siamo fermati in una località biblica, il fiume Iabbok, dove secondo la Bibbia avvenne la lotta tra l’angelo e Giacobbe. Abbiamo percorso l’autostrada per il nord, passando per Irbid, la seconda città della Giordania e siamo arrivati a Gadara, importante al tempo dei greci e dei romani. Era un centro culturale molto attivo che diede i natali al poeta Meleagro. Ci siamo sistemati nel parcheggio antistante le rovine che abbiamo iniziato a visitare verso le 17. Interessante è la vista che si gode dagli scavi: si vedono le alture del Golan, il lago di Tiberiade e la valle del Giordano. Ben conservato il teatro romano in porfido e curiose alcune porte “blindate” dell’epoca scolpite nella pietra. Nel museo annesso agli scavi ci siamo potuti riposare in un ridente giardino di melograni in fiore.
17/05 Da Gadara al Mar Morto.
Stamani abbiamo percorso la strada che costeggia il fiume Giordano. È la zona più verde e più intensamente coltivata della Giordania, soprattutto ortaggi e banane che sono piuttosto piccole ma dolci. Lungo la strada c’erano molti alberi simili alle nostre mimose tutti fioriti. Abbiamo attraversato paesini intensamente popolati. Ci siamo fermati per il pranzo in una località chiamata Wadi Karrar, ricordata nella Bibbia come Betania oltre il Giordano. Faceva molto caldo perché siamo sotto il livello del mare; verso le 17 siamo andati proprio sulle rive del Giordano che oggi è poco più di un torrente, nei luoghi dove visse e battezzò Giovanni il Battista e dove venne battezzato Gesù. Verso sera siamo arrivati sul Mar Morto e ci siamo rinfrescati nel Mare e nelle belle piscine dello stabilimento balneare situato vicino al parcheggio sul quale ci siamo sistemati.
18/05 Dal Mar Morto a Jarash.
Oggi ci siamo concessi una giornata di mare facendo il bagno in quest’acqua molto salata che tiene a galla. È impressionante l’alto grado di salinità, circa il 30%. Quello che mi ha stupito è che dopo la doccia con l’acqua dolce la pelle resta molto morbida e non c’è bisogno di mettere nessuna crema. C’era una boutique dove era possibile acquistare prodotti di bellezza a base di Sali minerali del Mar Morto. Prima di riprendere la strada per Amman la nostra guida ci ha accompagnato a vedere un punto panoramico: un’insenatura quasi coperta di sale.
In serata siamo arrivati a Jarash dove ci siamo sistemati nel solito parcheggio accanto alle rovine.
19/05 da Jarash (Giordania) a Damasco (Siria).
Stamani siamo partiti alle 7 e 30 diretti alla frontiera siriana. Abbiamo salutato la nostra guida Naim e il poliziotto turistico. Al confine ci attendeva la nostra guida siriana Saman. Gli espletamenti burocratici sono stati più veloci e verso le 14 eravamo in marcia per Damasco. Prima di arrivare al camping ci siamo fermati a fare spesa in un grande centro commerciale. Arrivati al camping “Al Kabul” ci siamo sistemati e verso le 18 sono arrivati i parrucchieri prenotati dalla nostra capo-comitiva, Annamaria, con l’aiuto della guida. È stato divertente farci “coiffare” in campeggio. In serata siamo stati tutti insieme per la solita pasta: siamo un bel gruppo molto affiatato con dei bravi autisti.
20/05 Damasco.
Stamani è venuto a prenderci con un pullman la nostra guida Saman per portarci in città. Ci siamo fermati subito al Museo Archeologico che ha dei referti interessanti ritrovati a Ugarit, Mari, Ebla. Bello il giardino antistante l’ingresso del Museo, pieno di acanti in questo periodo fioriti. Ci ha molto colpito la sinagoga con i suoi eccezionali mosaici. A piedi ci siamo recati al Monastero derviscio, eretto dal celebre architetto Linan su incarico di Solimano il Magnifico, chiamato Takiye Sulaimanije. Oggi è un centro artigianale molto interessante. Ci siamo spostati poi verso la Cittadella per l’ora di pranzo, alcuni sono andati in un self-service, altri hanno mangiato un kebab continuando a passeggiare nella città vecchia. Nel primo pomeriggio i nostri organizzatori insieme alla guida sono stati ricevuti da funzionari del Ministero del Turismo. Abbiamo poi continuato la visita della città con la Grande Moschea, una delle più importanti del mondo arabo. È veramente magnifica. Il transetto della sala di preghiera, decorata da splendidi mosaici, è rivolta alla Mecca. Al centro del cortile vi è un bellissimo padiglione con le fontane delle abluzioni. Nell’interno è conservato in un grande sarcofago la testa di Giovanni Battista. Per ultimo abbiamo visitato la casa di Azem, la settecentesca dimora del governatore ottomano considerato il più sontuoso edificio civile della capitale, ora museo. In serata siamo ritornati in città con il pullman per andare a cena in un locale caratteristico, ma non turistico, dove oltre la cena hanno fatto per noi uno spettacolo. È stata una bellissima serata. Damasco ci ha colpito molto, è una città vivace, piena di suk e di monumenti interessanti. La parte antica è raccolta entro le mura, attorno alla Cittadella e alla Moschea degli Omayyadi, quella moderna è formata da larghe strade, spesso con alberi, palme e tante jacarande in questo periodo tutte in fiore.
21/05 Damasco.
Oggi giornata libera. In gruppo siamo andati in città, cominciando la visita dalla Bab Toma (porta) nel quartiere cristiano. Abbiamo percorso la via “recta” l’antico Decumano con tanti negozi artigianali, per arrivare prima alla chiesa di S. Anania dove venne battezzato San Paolo, poi nella chiesa di San Paolo ricavata in una delle porte romane proprio nel luogo dove il santo venne calato in un cesto dalle mura per sfuggire ai carcerieri. Ci siamo recati poi nel suk dei famosi tessuti damascati dove abbiamo fatto un po’ di spese a prezzi veramente ottimi (tovaglie, copritavolo eccetera). Un’altra considerazione positiva che abbiamo fatto sulla città è che ci è parsa abbastanza pulita; nelle zone moderne si sente l’influenza francese con i bei viali alberati.
22/05 Da Damasco al Krak dei Cavalieri
Stamani abbiamo attraversato agevolmente la città, diretti verso Maalula, una bella cittadina situata ad oltre 1000 metri di altitudine. Abbiamo visitato il monastero di Mar Sarkis (San Sergio), eretto, insieme alla chiesa nel IV secolo. In questa zona si parla ancora l’aramaico del tempo di Cristo, in chiesa ci è stato recitato il Padre Nostro in questa lingua. E’ stato un momento molto toccante. Il gioiello della chiesa è l’antico altare, posto nell’abside, a forma di ferro di cavallo, come quelli usati dai popoli pagani per i sacrifici, unico altare cristiano del genere che si conosca. Nei pressi sorge anche il santuario dedicato a Santa Tecla, martirizzata sul posto.
Abbiamo poi proseguito per il Krak dei Cavalieri, una poderosa fortezza araba, conquistata e poi ampliata dai Crociati, soprattutto dai Cavalieri di Malta. E’ situata in una bellissima posizione, molto in alto e ben difesa. E’ una delle più interessanti fortezze crociate. Abbiamo trovato un bel parcheggio per la notte in prossimità del Krak e siamo andati a cena tutti insieme in un locale dal quale si godeva una bella vista della fortezza.
23/05 Dal Krak dei Cavalieri a Ugarit.
Stamani ci siamo recati a visitare il monastero di San Giorgio, nelle vicinanze del Krak. È di proprietà di una comunità greca-ortodossa. Vi sono bellissime icone e un’iconostasi tutta intagliata in legno di cedro del Libano.
Abbiamo proseguito per Tartus, uno dei due porti, insieme a Lattakia, della Siria. È diventata una città turistica con tanta speculazione edilizia come in tutte le città sul mare. Ci siamo fermati in un grande spiazzo proprio sulla spiaggia per dar modo a chi voleva di fare il bagno. La spiaggia non era molto invitante, così alcuni di noi sono andati a visitare in città l’antica cattedrale costruita dai Templari e oggi trasformata in museo. Nel pomeriggio ci siamo spostati a Ugarit, uno dei siti più antichi e importanti della Siria. Era una florida città fenicia dove sono stati ritrovati, tra gli altri, due reperti di un’importanza straordinaria: dei poemi mitologici considerati tra i più antichi testi letterari dell’uomo, e una tavoletta d’argilla con trenta incisioni cuneiformi, il primo alfabeto del mondo, che avevamo visto al museo archeologico di Damasco. Era quasi il tramonto, l’ora ideale per visitare le rovine, tra l’altro imponenti. Si può vedere il sito dove sorgeva il Palazzo reale, i resti di alcune case, di un tempio e una necropoli. Abbiamo dormito sul piazzale dell’ingresso agli scavi e cenato in un locale situato proprio sul piazzale con dell’ottimo pesce alla griglia.
24/05 Da Ugarit ad Apamea.
Stamani ci siamo recati ad uno dei castelli di Saladino, abbarbicato di un tagliente spuntone di roccia nei monti Alaviti, a 700 metri di altitudine. Lo stato di conservazione del castello non è buono, ma molto suggestiva è la posizione e l’ambiente circostante costituito da fitte foreste di pini d’Aleppo. Per raggiungere il castello abbiamo lasciato i camper in un parcheggio e proseguito con dei pulmini. Una prima parte del castello fu costruita dai bizantini, in seguito passò agli arabi e nel 1108 durante le Crociate fu conquistato da Tancredi il Normanno che lo diede come feudo a Roberto di Sahone al quale si deve la fortificazione più importante, cioè un secondo fossato scavato direttamente nella roccia, costato 10 anni di lavoro. Dalla cima della torre di vedetta si gode un panorama fantastico, le verdi montagne circostanti con macchie gialle di ginestre in fiore. Non sembra la stessa Siria del deserto di Mar Musa. Percorrendo una strada in salita piuttosto tortuosa abbiamo raggiunto un pianoro a 1400 metri di altitudine dal quale si domina la valle dell’Oronte, intensamente coltivata.
Nel pomeriggio ci siamo recati ad Apamea, considerata uno dei siti archeologici più importanti del Medio Oriente. Fu fondata da un re Saleucide che le diede il nome della moglie persiana, ma divenne importante sotto l’Impero romano che ne fece un centro conosciuto da come si può ancora notare da ciò che resta dell lungo colonnato considerato il più imponente che si conosca. Anche in queste rovine, come ieri a Ugarit, ha reso tutto più suggestivo l’ora del tramonto. Ci siamo fermati per la notte in un paese chiamato Mhardeh.
25/05 Da Mhardeh (Siria) a nord di Mut (Turchia).
Stamani siamo andati ad Hama, la città delle norie, enormi ruote di legno sistemate in senso verticale che sollevavano l’acqua dell’Oronte per distribuirla agli abitanti e ai giardini. Ora naturalmente hanno solo una funzione turistica e sono ferme, ma interessanti da vedere.
Abbiamo proseguito per Ebla, famoso sito archeologico scoperto da un archeologo italiano, importante perché è stato portato alla luce un enorme archivio, dal quale si sono potute ricavare numeroso notizie riguardanti questa città che fu molto fiorente già a partire dal 2500 a.C. per la sua posizione lungo primarie vie commerciali. È stata una visita molto emozionante e siamo stati orgogliosi che una scoperta così sensazionale sia stata fatta da un’equipe italiana.
Abbiamo proseguito il viaggio per il posto di confine con la Turchia, Bab al Ahwa. Al confine turco prima di lasciarci passare, alcuni sanitari ci hanno misurato la temperatura, non abbiamo capito il motivo. Comunque alle 21 siamo ripartiti e ci siamo fermati dopo pochi chilometri in un bel parcheggio per passare la notte.
26/05 Dal confine a Mut.
Stamani abbiamo iniziato il percorso di risalita della Turchia. Abbiamo continuato sull’autostrada che congiunge Iskenderum ad Adana e oltre fino a Içel; da lì abbiamo percorso la numero 400 fino a Silifke. Vedere dall’autostrada la quantità di cemento che ha invaso quella che fino a non molti anni fa era una bellissima costa è stato scioccante. Si salva un po’ il tratto che va oltre Erdemil sin quasi a Silifke dove vi sono ancora alcuni tratti in cui è possibile avvicinarsi al mare. Abbiamo poi imboccato la bellissima e molto panoramica strada che porta a Konya e che costeggia il fiume Goksunehri, chiamato dagli antichi Oronte come quello siriano. In questo fiume annegò Federico Barbarossa che stava partecipando ad una Crociata. In alcuni punti il fiume forma un canyon molto profondo e suggestivo.
27/05 Konya.
Anche la strada che abbiamo percorso oggi paesaggisticamente è molto bella perché attraversa una zona intensamente coltivata, pur salendo fino a 1600 metri di altitudine al passo di Kavakozii. Ci hanno molto colpito i magnifici colori della flora spontanea e ci siamo fermati per scattare alcune foto. Arrivati a Konya abbiamo trovato un bel parcheggio abbastanza vicino al Mausoleo di Mevlana. Abbiamo anche la possibilità di avere l’acqua. La città ci ha fatto una bellissima impressione: molto pulita e ben tenuta con numerosi edifici nuovi, tra cui proprio accanto al nostro parcheggio un nuovissimo museo di storia locale inaugurato da poco. Ci siamo recati subito al Mausoleo di Mevlana che fu un personaggio religioso molto importante vissuto nel ‘200 e fondatore dei Sufi, o Dervisci; per le persone di religione islamica rappresenta un po’ ciò che per noi è San Francesco. Konya infatti è considerata una città santa e il Mausoleo di Mevlana è sempre pieno di fedeli che sostano in raccoglimento. Accanto c’è la bellissima Selimiye Camii (moschea) del 1500. A piedi siamo arrivati all’Alaeddin Park che sorge sul luogo della Cittadella dove si trova l’Alaeddin Camii eretta nel ‘200 che, con le sue 42 colonne, ci ha ricordato la cattedrale di Cordoba. Accanto c’è la Buyk Karatay Mederesi (scuola coranica) anch’essa del ‘200 con un magnifico portale finemente lavorato e l’interno della cupola in maiolica smaltata. Abbiamo completato la visita con una passeggiata nel Suk, sempre molto divertente. In serata siamo andati a cena e abbiamo assaggiato una specialità di Konya il “firin kebab” l’agnello cotto tutto una notte in una pentola di rame.
28/05 Da Konya a Manavgat.
Abbiamo dedicato la mattinata ancora alla visita di Konya. Nel pomeriggio siamo partiti per Manavgat percorrendo la strada nazionale numero 696 molto bella e panoramica: si vedono numerose piantagioni di papavero da oppio dai colori bianco e viola. Arrivati sulla costa abbiamo visto che anche in questa zona l’accesso al mare è ovunque privato e riservato ai condomini e agli hotel. Come al solito la nostra capo guida Annamaria ha avuto fortuna nella ricerca di un posto dove pernottare perché, alcuni chilometri dopo Manavgat, verso Antalya, ha trovato un accesso al mare dove ci siamo sistemati vicino a una bella spiaggia con i servizi igienici. Alcuni di noi hanno approfittato per fare un tuffo, altri per ammirare il tramonto. In serata siamo andati a mangiare il pesce; dal ristorante sono venute a prenderci e a riportarci con un pulmino.
29/05 Da Manavgat a Pammukale.
Stamani è stato un po’ laborioso l’attraversamento di Antalya che è diventata una grande città, ma un po’ scarsa di segnalazioni. Siamo riusciti a prendere la nazionale numero 350 che ci ha portato a Pammukale, anche questa una bella strada molto panoramica. Indubbiamente con lo scempio che è stato fatto sulla costa, la Turchia è più affascinante e interessante nell’interno. Lungo la strada ci siamo fermati a fare uno spuntino a base di “borek”, specie di focaccine preparate sul momento con una sfoglia finissima, chiamata yufta, e ripiene di formaggio e patate e cotte sulle braci: è stata una piacevole sosta. Verso le 14 siamo arrivati a Pammukale dove ci siamo sistemati nel parcheggio di un hotel con piscina. Nel tardo pomeriggio siamo saliti sulla montagne di calcare per ammirare il tramonto: è sempre uno spettacolo suggestivo anche se non c’è quasi più acqua e le grandi vasche di acqua calda, dove anni fa si poteva fare il bagno, sono vuote. Anche nella piscina con le colonne romane l’acqua è molto diminuita. Pammukale era conosciuta fin dal tempo dei romani che venivano qui a curarsi; ne sono prova i resti dell’antico teatro romano e reperti conservati nel museo.
30/05 Da Pammukale a Ezine.
Oggi è stata una tappa di trasferimento per arrivare al traghetto di Cannakale. L’autostrada da Ajdin a Smirne è ottima e per il pagamento abbiamo usato ancora la famosa tessera acquistata a Istanbul. Poi l’autostrada diventa una superstrada gratuita abbastanza buona, eccettuati alcuni chilometri piuttosto difficoltosi per lavori in corso. Quella che abbiamo visto dall’alto è la famosa costa “turchese” e per un buon tratto abbiamo costeggiato l’isola greca di Lesbo.
31/05 Da Ezine a Orfani (Grecia).
Stamani abbiamo preso il traghetto per attraversare lo stretto dei Dardanelli e siamo sbarcati nella parte europea della Turchia. Siamo arrivati al posto di confine di Ipsala e siamo entrati in Grecia. Abbiamo preso l’autostrada per Komotini e Kavala che è abbastanza recente e passa un po’ all’interno, coì a un certo punto l’abbiamo lasciata per dirigerci verso il mare. Abbiamo trovato una bella spiaggia con un parcheggio per i camper dove ci siamo fermati per la notte. Abbiamo cenato in riva al mare godendo di un magnifico tramonto sul monte Athos e la penisola Calcidica. È una zona molto bella.
01/06 Da Orfani a Igoumenitza.
Stamani abbiamo cercato di fermarci a Thessaloniki, ma senza successo. Così abbiamo proseguito sull’autostrada, ma anziché scendere fino a Larissa, abbiamo deviato per Kozani, Metsovo, Ioannina, Igoumenitza. Le autostrada greche sono nuove e belle come tracciato con numerose gallerie; l’unico problema è che non sono previste aree di sosta e di rifornimento di carburante. Bisogna infatti uscire dall’autostrada, un po’ come nel sud della Spagna. Per ora sono ancora gratuite ma abbiamo visto caselli in allestimento. Nel primo pomeriggio siamo arrivati al bel campeggio di “Kalami beach” ad 8 km da Igoumenitza verso Parga. Ci siamo sistemati benissimo, siamo stati un po’ sulla spiaggia in serata a cena nel ristorante del camping.
02/06 Da “Kalami beach” al porto.
Stamani approfittando del tempo non soleggiato, abbiamo fatto tutti un po’ di relax: chi leggeva, chi giocava a carte, chi approfittava per riordinare il camper. Nel pomeriggio è uscito un bel sole così molto di noi hanno fatto un bel bagno: l’acqua era pulitissima e tiepida. È stata una sosta rigeneratrice.
Ora siamo al porto in attesa dell’imbarco.
03/06 Da Igoumenitza ad Ancona.
Ottima notte. Stamani ci siamo incontrati tutti insieme in un salone della bella nave dove i nostri capogruppo hanno fatto il punto della situazione e riflettuto sull’esperienza che è stata per tutti molto interessante e coinvolgente al punto di essere dispiaciuti per la fine del viaggio. Ci siamo salutati con la speranza di rivederci in altre occasioni simili.